Testimonianze

le voci di chi lo ha conosciuto e incontrato

Sono qui raccolte le videointerviste realizzate dalla Fondazione a numerose personalità che hanno conosciuto, incontrato e lavorato accanto a Carlo Maria Martini e altre testimonianze e ricordi raccolti dopo la sua morte.

Quel giorno Martini disse al direttore del Carcere di San Vittore: ‘mi lasci entrare nelle celle, sono tutti uomini, sono tutti amici’.  Mi commuoveva questa sua umanità nell’avvicinare anche delle persone che erano considerati dai tribunali colpevoli di reati.

Per me era un’ispirazione, se devo usare una parola sintetica per dire che cosa è stato per me, è stato un’ispirazione: la sua presenza, la sua parola e tutto quello che ha svolto.  Ho sentito un senso di primavera per la vita della Chiesa a Milano attraverso di lui, ma anche per la Chiesa italiana.

A sette anni dall’inizio dell’episcopato scrive un testo che si chiama ‘Cento parole di comunione’: è il testo che io amo di più. A partire dalla parabola del seme Martini articola un discorso che è il roveto ardente della sua spiritualità: il seme e il terreno, la Parola e la coscienza. Questa è la modernità di Martini.

Martini osava, era un costante segno di contraddizione e di provocazione alla coscienza cristiana e a quella di tutti. La sua missione è in questo segno profetico-escatologico. Nessun tratto di arroganza, di supponenza, ma Martini era l’auctoritas, per come si presentava fisicamente e per quello che diceva.

Negli anni del terrorismo diede una voce ferma e sicura a una città paralizzata dalla paura

Quest’uomo così austero, partiva sempre dall’esperienza vissuta, non era un gioco di idee o di teorie. Scaturivano dalle domande esistenziali e dai testi. 

Colpiva la sua lucidità senza sconti né sbavature sui giorni amari e nello stesso tempo la sua fiducia indiscussa. Quasi aveva il sapore di una sfida, una sfida nella potenza del vangelo e nelle imprevedibili insospettate vie dello Spirito, che, era solito dire, arriva prima di noi e opera infinitamente meglio di noi.

Martini era anche questo, sì, il grande biblista, il Cardinale, il pastore di una diocesi sconfinata, ma anche e soprattutto una persona capace di avvicinarsi ai fratelli con umiltà e di lasciarsi avvicinare, io l’ho sempre sentito vicino… oserei dire anche amico, oltre che padre e maestro.

…e tu, Gerusalemme, cosa dici di Martini? Quando Carlo Maria giunse per la prima volta sulla mia terra era un giovane gesuita fresco di studi biblici e archeologici che desiderava scrutare le mie pietre, i segni della storia tra le mie zolle.

…il vescovo dev’essere «un uomo umile, che vince le durezze con la propria dolcezza, che sa essere discreto, che sa ridere di sé e delle proprie fragilità. Che sa riconoscere i propri errori senza troppe autogiustificazioni. Dunque anzitutto un uomo vero.»