Testimonianze

Quel giorno Martini disse al direttore del Carcere di San Vittore: mi lasci entrare nelle celle, sono tutti uomini, sono tutti amici

Ho sentito un senso di primavera per la vita della Chiesa a Milano attraverso di lui, ma anche per la Chiesa italiana

Cento parole di comunione è il roveto ardente della spiritualità di Martini, il seme e la terra, la Parola e la coscienza.

Martini osava, era un costante segno di contraddizione e di provocazione alla coscienza cristiana e a quella di tutti

Negli anni del terrorismo diede una voce ferma e sicura a una città paralizzata dalla paura

Quest’uomo così austero, partiva sempre dall’esperienza vissuta, non era un gioco di idee o di teorie. Scaturivano dalle domande esistenziali e dai testi. 

colpiva la sua lucidità senza sconti né sbavature sui giorni amari e nello stesso tempo la sua fiducia indiscussa. Quasi aveva il sapore di una sfida, una sfida nella potenza del vangelo e nelle imprevedibili insospettate vie dello Spirito, che, era solito dire, arriva prima di noi e opera infinitamente meglio di noi

Martini era anche questo, sì, il grande biblista, il Cardinale, il pastore di una diocesi sconfinata, ma anche e soprattutto una persona capace di avvicinarsi ai fratelli con umiltà e di lasciarsi avvicinare, io l’ho sempre sentito vicino… oserei dire anche amico, oltre che padre e maestro

…e tu, Gerusalemme, cosa dici di Martini? Quando Carlo Maria giunse per la prima volta sulla mia terra era un giovane gesuita fresco di studi biblici e archeologici che desiderava scrutare le mie pietre, i segni della storia tra le mie zolle

…il vescovo dev’essere «un uomo umile, che vince le durezze con la propria dolcezza, che sa essere discreto, che sa ridere di sé e delle proprie fragilità. Che sa riconoscere i propri errori senza troppe autogiustificazioni. Dunque anzitutto un uomo vero.»