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Appuntamenti e attività per una memoria viva di Carlo Maria Martini

Quel legame tra il neocardinale Rosa Chávez, Romero e Martini

Un filo rosso, anzi color porpora, collega Carlo Maria Martini a Gregorio Rosa Chávez, passando attraverso Oscar Arnulfo Romero. Il 75enne vescovo ausiliare di San Salvador che nel Concistoro di oggi, 27 giugno, verrà creato cardinale da Papa Francesco, ha ricordato in più occasioni di avere ricevuto un’illuminazione sul significato della porpora cardinalizia grazie alla lettura di un testo martiniano. Lo ha fatto ad esempio in un’intervista pubblicata da Avvenire, firmata da Lucia Capuzzi, e in una di Andrés Beltramo Álvarez uscita su Vatican Insider in cui l’amico e collaboratore del beato Oscar Romero, ucciso nel 1980 per il suo impegno a favore dei poveri, afferma: «Il cardinale Carlo Maria Martini in una lettera pastorale parlò dei tre cardinali che maggiormente lo influenzarono e citò monsignor Romero, non per il suo titolo ma per il suo sangue. Questa idea mi insegue da quando ho letto la lettera anni fa, adesso la vedo confermata: cardinale Romero per il suo sangue».

La lettera a cui si riferisce Rosa Chávez venne pubblicata da Martini il 10 febbraio 1983, in occasione del terzo anno di episcopato a Milano, con il titolo di Martirio, eucaristia, dialogo. Delineando il profilo di tre cardinali a lui particolarmente cari, Martini fa riferimento anzitutto ad Agostino Bea, protagonista del Concilio e suo maestro al Pontificio Istituto Biblico, e a József Mindszenty, primate d’Ungheria, imprigionato e torturato sotto il regime comunista.

Scrive poi Martini: «C’è infine una terza figura a cui accenno brevemente, perché già è molto nota: quella del véscovo Oscar A. Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso il 24 marzo 1980, a 67 anni, mentre celebrava l’eucaristia. Da vescovo non aveva cessato di parlare, di far ascoltare la sua voce al popolo, alle autorità, alle diverse parti politiche. Il suo sforzo di farsi sentire da tutti fu interrotto dalla morte, che lo colpì nel momento più intenso della missione di un vescovo: quella della celebrazione eucaristica. Egli non fu cardinale per il titolo, ma per il porpora del sangue versato. Aveva detto: “Il martirio è una grazia di Dio che non credo di meritare. Ma se Dio accetta il sacrificio della mia vita, il mio sangue sia seme di libertà”».

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